Durante la Seconda guerra mondiale un bersagliere del mantovano scrive ai propri cari dal fronte libico, dove cade nel giugno del 1942. Nelle sue lettere racconta la vita militare e gli eventi bellici, ma dà spazio anche a sentimenti, speranze e preoccupazioni.
Una donna nata a metà degli anni Trenta racconta i suoi primi tre lustri di vita. Figlia di un militare, trascorre da piccolissima un periodo in Libia, dov'è in servizio il padre. Lasciata l'Africa all'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale, cambia diverse città e nel dopoguerra la famiglia si stabilisce a Firenze, dove la colpisce un grave lutto.
Un militare scrive alla famiglia nei lunghi anni in cui resta sotto le armi. Nell'epistolario prevalgono le lettere inviate dalla Libia e dal fronte russo, ma il giovane non racconta vicende belliche, sia perché esiste il vaglio della censura sia perché l'obiettivo principale delle sue missive è quello di rassicurare i propri cari, in particolare la madre, sulle sue buone condizioni di salute. Parimenti, brama di ricevere notizie su familiari, amici e conoscenti e su ciò che accade nel paese dove vive.
Nel 1939 il giovane Angelo si arruola nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. I venti bellici che hanno già iniziato a investire l'Europa travolgono la sua vita, costringendolo a lasciare i genitori e la moglie appena sposata per imbarcarsi su una nave diretta in Libia. All'indomani della dichiarazione di guerra, l'uomo si troverà direttamente coinvolto nell'Operazione Compass, il primo e decisivo attacco sferrato dagli Alleati sul fronte Nordafricano, subendo le conseguenze della disfatta italiana e la deportazione in un campo di prigionia indiano.