Sul finire degli anni Trenta, un ufficiale piemontese presta servizio nell'Africa Orientale Italiana. La sua permanenza in Etiopia si protrae fino al 1941, quando è fatto prigioniero dagli inglesi. In una lunga memoria racconta luoghi, incontri, usanze, eventi bellici e fatti salienti della sua esperienza africana, durante la quale cerca sempre di compiere il proprio dovere.
Il testo raccoglie sette tra lettere e cartoline inviate dall’autore alla famiglia tra il 1938 e il 1943. I primi scritti provengono dall’Africa Orientale Italiana, gli ultimi dal campo di prigionia. Rivolte soprattutto alla madre, le lettere contengono saluti, rassicurazioni sullo stato di salute e brevi aggiornamenti sulle sue vicende.
Un giovane eritreo, figlio di un militare che combatte per la libertà del proprio Paese e viene arrestato dal governo al quale si oppone, deve affrontare fin da ragazzino numerose difficoltà personali e familiari. Dopo un'esperienza drammatica di migrazione africana, arriva in Italia grazie a un corridoio umanitario ed è finalmente al sicuro. Non senza momenti complicati e ostacoli da superare, ha trovato la sua strada e lavora come mediatore culturale, aiutando i migranti.
Un ragazzo viene arruolato nella campagna d’Etiopia e racconta il suo viaggio verso l’Africa, compiuto a bordo del piroscafo Quirinale attraverso il Canale di Suez. Nei campi militari svolge diversi incarichi, tra cui fanalista, manutentore dei forni, portaordini e addetto alla gestione della corrispondenza. Ferito gravemente marcia in ritirata verso Adua, un percorso estenuante, segnato da dolore, febbre e fame. Da lontano assiste all’assalto e all’eccidio del cantiere Gondrand, un evento che lascia un’impronta indelebile nella sua memoria. La sua testimonianza include anche una lettera alla madre, nella quale descrive con sincerità le difficili condizioni...