Una nobildonna veneta racconta circa mezzo secolo della sua vita attraverso diari, memorie e lettere che si collocano a cavallo tra Ottocento e Novecento e che scrive a partire dai dodici anni, quando inizia il suo diario dedicandolo all'angelo custode. I suoi scritti autobiografici sono una cronaca fittissima di una quotidianità che ha nella famiglia il nucleo centrale e che è caratterizzata da una profonda cultura e dedizione all'arte e alla conoscenza. Istruita da precettori, sviluppa fin da piccola una viva curiosità intellettuale, parla e scrive fluentemente diverse lingue, coltiva la passione per la lettura e si dedica con successo a pittura e scultura...
Una donna affida a un diario personale e introspettivo il racconto di un lungo e durissimo percorso di malattia, conclusosi con la guarigione dopo decenni di sofferenze, cure e brevi periodi di tregua. La descrizione del percorso sanitario va di pari passo con la condivizione delle tante emozioni vissute.
Un uomo racconta il viaggio compiuto - pochi mesi dopo la fine della Seconda guerra mondiale e con mezzi di fortuna - per riportare a casa il cognato, liberato dalla prigionia e malato. Dalla provincia di Roma all'Alto Adige e ritorno, con diverse difficoltà da affrontare ma anche piccoli e grandi aiuti ricevuti, l'obiettivo è raggiunto e il racconto si chiude con il rientro a casa.
Estremi cronologici
1945
-1945
Tempo della scrittura
Inizio presunto: 1950-1959
Fine presunta: 1950-1959
Un giovane rumeno cresce senza un modello maschile positivo e nonostante l'affetto e la vicinanza della madre frequenta cattive compagnie e ne subisce l'influenza, finendo nei guai. La detenzione è un'esperienza per lui molto dura, che lo inasprisce maggiormente. Scontata la pena, lascia la Romania ma continua a percorrere strade tortuose, che lo portano a perdere nuovamente la libertà personale. Provato anche dalla perdita della madre, riesce piano piano a capire l'importanza di riflettere su se stesso per conoscersi e potersi ricostruire.